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San Sisinnio
Il Sacerdote con in mano la reliquia del Santo
accompagnato dal Sindaco
Cavalieri di scorta alla Reliquia
Gli olivastri millenari
La sua Chiesa
Fedeli assistono alla Messa sul
sagrato della chiesa campestre
"Il venerdì avanti la vigilia il parroco, a cavallo e accompagnato da immenso popolo, trasporta da Villacidro la reliquia del Santo.
Questa processione acquista un aspetto assai curioso, per la numerosa cavalleria che la precede..."
(Salvatore Manno- Iridescenze-1893)
Origine della cavalleria che accompagna le reliquie del Santo
"E' tradizione, da tutti ritenuta degna di fede, che San Sisinnio sortisse i natali nel villaggio di Leni, che ritiensi venisse distrutto dai Saraceni.
Sapeva male ai buoni Cidresi,, che per S. Sisinnio aveano una speciale devozione e che consideravano come loro conterraneo, il vedere in quei di Serramanna i fortunati depositari di quelle sacre reliquie; e in più circostanze fecero viva istanza presso la superiore Autorità ecclesiastica perchè il diritto che essi aveano a possedere il reliquiario fosse riconosciuto. Ma la loro voce suonò al deserto e, per soprassello, furono derisi da quei di Serramanna. Tanta provocante indifferenza fu come scintilla che accese gli animi pur troppo inaspriti dei Cidresi che, forti delle loro ragioni, decisero di far valere i loro diritti con la forza.
Si disposero allora, com'essi la chiamarono, alla santa impresa per cui fissarono il giorno che dovea eseguirsi il trasporto del reliquario.
Spuntò finalmente l'alba di quel dì ed una schiera di Cidresi, montati su focosi cavalli e armati di daghe, si dispose alla partenza, sotto il comando d'una autorevole persona del paese, che nomirarono loro capitano. Giunti in un crocicchio, apellato la croce di san Sisinnio, da una piccola croce di legno, posta a ridosso d'una macchietta di mirto, si disposero in bell'ordine in attesa dei rivali..
Il mattino si levava ridente. Il sole accarezzava coi primi raggi la cima delle circostanti montagne e lo loro falde popolate di ulivi. Il Canto degli uccelli si diffondeva attorno soave, dando segno di quella vita placida e serena, che non conosce turbolenti fragori delle contese e si svolge fra i semplici lavori dei campi e le soavi cure della famiglia.
Ad un tratto una massa fitta, compatta, s'avanza ondeggiante lì in fondo della via che mena alla romita chiesa. E' la processione religiosa. Giunta presso l'acennato crocicchio, si vede sbarrare il passo dalla cavalleria cidrese e intimarsi dal apo di questa la resa della reliquario.
Il sacerdote, che lo recava, sentì allora ribollirsi il sangue nelle vene e, con voce che riuscì appena a dominare il tumulto, pregò di lasciare libero il passaggio.
A questo solenne rifiuto i Cidresi si slanciano contro i loro avversari, che, impauriti, cercano scampo con la fuga. Il sacerdote, rimasto prigione, fu costretto a consegnare il reliquiario al capitano e quindi fu lasciato libero.
I Cidresi, lieti dell'esito fortunato, si diriggono allora alla volta della chiesa.
........I Serramannesi però non sopportarono in pace l'onta patita e aspettarono impazienti la nuova ricorrenza della festa per vendicarsi e ricuperare il reliquario.
Il primo venerdì d'Agosto dell'anno successivo, fissato per la sacra funzione, essi in buon numero, armati di mazze e di dagne, inforcati i loro cavalli, capitanati da un loro conterraneo, rispettabile per senno e per coraggio, racaronsi fin dalle prime ore del mattino nel luogo dove l'anno innanzi s'ebbero lo scorno.
Verso le dieci sopraggiunse la devota processione, preceduta da numerosi cavalieri,, gravi della loro armatura rusticana.
Allorchè le due cavallerie sono a breve distanza, si slanciano una contro l'altra con terribile urto. Un nugolo di polvere avvolge gli animosi combattenti.. I colpi si succedono colla rapidità del lampo; le grida di rabbia e di dolore assordano l'aria. In capo a pochi istanti i Serramannesi vengono quasi tutti sbalzati da cavallo e vinti..
Le conseguenze di quella breve scaramuccia non furono però tanto funeste. Uno solo dei Serramannesi rimase morto sul campo.
......La ben meritata lezione bastò per far deporre ai Serramannesi l'idea di ritentare l'impresa. Non valse però a disarmare la mano dei Cidresi in occasione della festa, avendo essi da quel giorno stabilito d'accompagnare sempre tale processione con una cavalleria ben armata, che potesse difendere il reliquario, contro i possibili assalti dei loro caparbi competitori..
(Salvatore Manno - Iridescenze - 1893)